Il Crocus, precoce simbolo duale

Nel marchio di Psiche & Natura compare il Crocus Vernus “Zafferano Maggiore”, pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Iridaceae, diffusa nel nostro Appennino nei luoghi erbosi e boschivi.

Il nome del generico Crocus deriva dal greco Kròkos, che significa filo e si riferisce ai lunghi stigmi ben visibili nella specie più conosciuta e coltivata di questo genere, il Crocus sativus. Altri testi traducono krokos con zafferano dall’arabo safran. Mentre il nome specifico vernus fa riferimento alla sua precocissima fioritura in febbraio.
Il nome scientifico di questa pianta è stato definito dal biologo e scrittore svedese Carl von Linné noto come Linneo (1707 –1778) insieme al botanico inglese John Hill (1716 – 1775) nel 1765.

Il termine kròke fu dato da Teofrasto per indicare il filamento e i lunghi stimmi che simboleggiavano un legame d’amore.
Nella mitologia greca Kròkos era un giovane innamorato della ninfa Smilax: un amore destinato a finire perchè lui era mortale. Gli dei impietositi decisero di trasformare Smilax in Salsapariglia (Smilax aspera) e Kròkos in un bel fiore. In ricordo di tale amore impossibile il fiore rappresentò il “desiderio d’amore” e venne usato per adornare le tombe dei morti per amore.

Fiore dunque funerario, secondo i riti greci e romani, ma al tempo stesso nuziale. Lo stesso Omero lo ricorda tra i fiori che ricoprivano il talamo di Giunone e Giove. Il letto nuziale, dice la leggenda, veniva cosparso di corolle di croco quale augurio di felicità per gli sposi e sotto i due cuscini venivano depositati dei filamenti di zafferano.
Anche nella civiltà minoica era un fiore sacro, infatti a Cnosso e Festo compare come motivo ornamentale.
Le sacerdotesse bambine del tempio di Artemide nell’antica città attica Brauron indossavano vesti tinte con la “crocina”, tintura estratta dal fiore.

Iena Crocus, Pietro Andrea Mattioli, 1554