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I Generali. Mostra di mostri in 17 tavole

di Emilio Bibini

 

 

 

 

Metamorfosi, 1992

 

 

Parlare contro o ironizzare sui militari, in special modo sui "generali", in questo momento storico è decisamente fuori luogo. L'immaginario sociale dagli inizi degli anni '90, periodo in cui è stata concepita questa serie di tavole, è cambiato a favore di questi pubblici portatori della nuova "pace armata" a “basso impatto ambientale”. Come nella Grande Guerra oggi lo Stato si insedia capillarmente nella vita privata, mobilitando forze, sentimenti e immagini, contribuendo ad una grande trasformazione del mondo mentale e alla distruzione di quello ambientale (sempre dimenticata). Il nuovo progetto di cultura militare "Allenati per vita" rivolto alle scuole e presentato nel 2010 dal Governo di allora, con il benestare dei ministri La Russa e Gelmini, è un evidente segno dei tempi. Il grottesco, sia del titolo che dei contenuti dell'iniziativa, è colto ormai solo da piccolissime minoranze demodè ai margini della post-modernità. Minoranze, di cui mi ritengo parte, sostenute da un "adunco" orgoglio di diversità. D'altronde "la guerra è pace, la schiavitù è libertà, l'ignoranza è forza" (slogan che capeggia sul tetto del Ministero della Verità nel romanzo "1984" di George Orwell).

 

 

 

 

Ultime esposizioni:

  • 9 ottobre 2010 

Museo Teo

Spaziostudio, via Palermo, Milano

in occasione della;6a Giornata del Contemporaneo" promossa da AMACI

  • dal 14 luglio al 1 settembre 2012

Razzolando nel cortile,

incontri tra Natura e Cultura

Bore (Parma)

 

 

 

I quadri della mostra sono a disposizione per iniziative culturali e artistiche.

 

Per informazioni

Emilio Bibini

tel. 0525.79593

cell.333.4859.671

info@psichenatura.it

 

 


 

 

 

 



News_Fotografia 2018

 

Sabato 21 luglio

ore 18.00

 

inaugurazione mostra fotografica

Le donne viste dalle donne. Disuguaglianza e vulnerabilità

fotografie di Loredana Taglieri e Valeria Fioranti

a cura della Associazione Ong Comitato Collaborazione Medica CCM

presentazione di Silvia Trentini

 

in mostra tutti i sabato dal 21 luglio al 25 agosto, dalle ore 17.00 alle ore 20.00

 

 

Nello sguardo di due fotografe, Loredana Taglieri e Valeria Fioranti, la rappresentazione delle donne del Sud Sudan - le più vulnerabili nel paese più povero del mondo,  e delle donne migranti di Torino - alle prese con barriere culturali, economiche e di informazione in uno dei quartieri più difficili della città.

 

Nel mondo le più pesanti disparità di genere si vivono in Africa sub-sahariana. Si traducono anche  nei più alti tassi di mortalità materna, sinonimo di una fragilità collegata ad una profonda povertà sanitaria ma anche a forme di controllo patriarcale che limitano il libero accesso della donna ai servizi sanitari esistenti che potrebbero salvarle la vita in momenti delicati come la gravidanza e il parto.

 

Nella classifica dei Paesi europei, l’Italia si trova negli ultimi posti. Fra alcune fasce della popolazione tale profonda diseguaglianza di genere è ulteriormente acuita da una particolare vulnerabilità sociale ed economica: il tutto  si traduce in isolamento, mancato accesso a visite, controlli e cure disponibili per sé stesse e per i figli, esclusione dal mondo lavorativo. Ciò avviene frequentemente fra le donne migranti, facilmente emarginate e difficilmente raggiunte dai servizi socio-sanitari esistenti.

 

Per loro il “Comitato Collaborazione Medica CCM” agisce attraverso la formazione di operatori sanitari e sociali, affinché siano in grado di assisterle e curare i loro bambini, organizzando attività d’informazione e sensibilizzazione volte a renderle protagoniste di un reale cambiamento fatto di una presa di coscienza dei propri diritti, della cura di sé e della propria salute.

 

Loredana Taglieri, fotografa free lance. Il suo lavoro si concentra su temi ambientali, sociali e sui conflitti, soprattutto quelli dimenticati, in Asia, Sud America, Africa ed Europa. Alcuni dei suoi reportage sono stati pubblicati in varie riviste e giornali tra i quali Il Manifesto e Zazpika Magazine (Spagna) Con le sue foto non vuole solo raccontare la guerra e le sue conseguenze, ma le persone con la loro forza e la loro dignità, nonostante tutto. È cofondatrice  dell’Associazione Six Degrees che racconta i conflitti e le marginalità sociali - economiche del mondo e promuove la cultura del giornalismo.

 

Valeria Fioranti, classe 1981è laureata in Sviluppo e Cooperazione e in quella magistrale in Comunicazione pubblica e politica. Fotografa reporter  prevalentemente di eventi culturali e concerti, collabora con l'agenzia fotografica KIKA PRESS. Per  l’ufficio stampa dell’Ong Comitato Collaborazione Medica CCM ha realizzato  alcuni reportage fotografici in Italia. Nel  2015 un suo progetto fotografico è stato scelto dal fotografo internazionale Franco Fontana per essere esposto nell'ambito di "Quelli di ...Fontana"in diverse città italian e nel 2017 ha curato la documentazione fotografica della “Fondazione per la Cultura di Torino” per gli eventi culturali cittadini.

 

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Fotografia 2017

 

Connessioni

mostra fotografica di Roberto Testini

 

 

 “La connessione è letteralmente la stretta unione fra due o più cose. In natura possiamo osservare svariate connessioni: le radici, i tronchi, i fusti e le foglie ne sono esempio, sono esempio di come l'acqua e l'aria si trasformino in energia e quindi vita. La globalizzazione, la morsa dell'economia, il sovrappopolamento hanno portato l'uomo a creare potenti connessioni per comunicare e produrre energia, che spesso però stonano con l'ambiente che ci ospita. Madre Terra sarà contenta del nostro lavoro?  La nostra invadenza quanti danni ha creato e quanti ne sta continuamente creando. L'uomo si “connette”, ma la Terra non regge lo scempio e piange, urla, imprecando pietà”. (Roberto Testini)  

 

con proiezione del  video diatape

Teatro Natura

“Ho immaginato il sole come un enorme riflettore che punta la sua luce sul “palco del teatro foresta” dando così vita ai suoi attori, gli elementi naturali che vi abitano.” (Roberto Testini)

 

 

Roberto Testini, 1979, milanese, si interessa di fotografia e in particolar modo di reportage e street photografy dal 2010. E’ socio dello storico Gruppo Fotoamatori Sestesi GFS. Fra i suoi lavori esposti: Sogno o passione (Vigevano 2011),  Presenze (Sesto San Giovanni 2012), il Rugby a modo mio (Sesto San Giovanni 2014), Barabba’s Clown (progetto selezionato dalla FIAF in occasione di “Tanto per Tutti”, Sesto San Giovanni 2016), Connessioni (Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo 2017).

 

 

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Fotografia 2016

 

 

Parole ispirate da una montagna

 

mostra fotografica di parole
a cura di Emilio Bibini

da una idea di Gianluca Bonazzi

 

 

In cima a una particolare e unica montagna appenninica, in un incavo, vi è una piccola cassa che contiene diari che raccolgono parole, pensieri, disegni di coloro che ne hanno raggiunto la vetta. Diari ormai consumati dal tempo, ingialliti, bagnati, spesso ammuffiti, ma che mantengono vivi ricordi ed emozioni. Li abbiamo rapiti per poco, per tramutare molte pagine scritte in immagini e lasciare così che parole, pensieri e disegni parlino anche a coloro che non l'hanno vissuta.

 

 

 

 

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Ogni vetta è un sogno evocato

di Gianluca Bonazzi

per approfondimenti

Quei messaggi lasciati in vetta

di Diego Andreatta

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Fotografia 2015

 

 

Sulla pelle dell'acqua

Bellezza naturale, incontro gioiose e avvelenamento, ritratti del liquido vitale a contatto con l'agire umano

 

mostra fotografica e video di Barbara Però

 

 

 

In fotografia il punto di vista diventa determinante ed io prediligo lo sguardo "da vicino". Lavoro con i particolari perché considero la visione ravvicinata una visione coinvolgente, che limita le difese, che pre-dispone all'intimità. Amo soffermarmi sulle superfici che vivo come "porta verso", come pelle di ogni realtà. La pelle è confine tra il dentro ed il fuori e, sulla pelle, agisce e si sente il dialogo tra le due parti. Le superfi-ci sono la pelle del mondo e la superficie dell'acqua è la pelle della parte più immensa, mobile e profonda. La natura ogni giorno si riflette sull'acqua scrivendo sulla sua superficie, in coro con gli artefatti umani, un testo indecifrabile e mutevole fatto di linee, segni, colori, luci.  Io amo inseguire e fotografare questo testo.

 

Barbara Però, Illustratrice, fotografa  e creativa, ha studiato all’Accademia delle Belle Arti di Brera. I suoi lavori artistici sono stati esposti a Milano e Piacenza. Premiata nel 2011 al Concorso fotografico “Nat Geo” di National Geographic, ha scritto e illustrato il libro per bambini “”C’era un pianeta tutto blu”” (ed. Paoline, 2000).

 

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New Musica_2018

 

 

Sabato 1 settembre

ore 21

 


Il Canto del pane. Komitas e Varjuan. Musica, poesia e spiritualità  tra Armenia, Caucaso ed Europa
concerto de L'ensamble da la Paix

 

Aram Ipekdjian duduk; Silvia de Rosso viole da gamba, viella; Flavio Spotti  d’hol, ghaval, dayereh, daf, tar, zarb; Gabriele Parrillo voce recitante

 

La musica di Padre Komitas incontra la poesia di Aniel Varujan. L’Arte incontra l’Arte.

Due personalità così prepotentemente e profondamente spirituali il cui destino fu drammaticamente segnato dal genocidio armeno e le cui opere, veri gioielli da riscoprire, nella loro potenza espressiva e forza spirituale, giungono oggi a noi come un messaggio di speranza per un mondo in cui la tolleranza, la libertà, la bellezza e il rispetto per la vita siano vera guida per il futuro dell’uomo.

Per questi due grandi artisti, vero ponte culturale tra oriente e occidente (studiarono infatti entrambi in Europa), la dimensione orientale è un viaggio mitico verso le proprie radici e verso la riscoperta della terra patria, proprio in un momento storico in cui al popolo armeno stava per essere negata l’identità nazionale e la patria stessa.

Così per Komitas la musica tradizionale fu il punto di partenza di un percorso spirituale. I brani eseguiti in questo repertorio sono tratti da un’antologia di melodie tradizionali armene che Komitas raccolse ed elaborò nei primi anni del novecento durante il suo lavoro di ricerca etnoantropologica e etnomusicologica. Lavoro che intraprese con la volontà di ricucire quell’identità e quell’unità culturale e spirituale che col susseguirsi, nei secoli, di continue dominazioni straniere era stata messa a dura prova.  

L’opera di Varujan fa da perfetto contraltare linguistico, emotivo e spirituale, attraverso la musicalità e il ritmo dei versi poetici, a questi intensi brani. Ne “Il Canto del Pane” il dettato poetico restituisce un campionario di visioni concrete e reali della materia indagata e rappresentata (il mondo rurale, il ciclo delle stagioni, i rituali di una società contadina), ma incastonate in un mosaico mobile, in una rete di vibrazioni risonanti in una dimensione mitica e simbolica, dove tutto si dissolve nell’atemporalità e nella incessante trasformazione del cosmo.

Il concerto intitolato  “Il Canto del Pane” (dall’omonima raccolta incompiuta di poesie pubblicata postuma di Daniel Varujan) alterna intensi e suggestivi brani musicali dei musicisti, tra cui Aram Ipekdjian al duduk armeno, e la lettura di evocative poesie dell’attore teatrale Gabriele Parrilo.

Il progetto ha ottenuto il patrocinio del “Consolato della Repubblica d’Armenia” e di “Hay Dun Casa Armena” di Milano.

 

L'ensamble da la Paix nasce nel gennaio 2013 da un’idea di Flavio Spotti parallelamente alla realizzazione di un programma dedicato alla musica di Gurdjieff. L’ensemble raccoglie intorno a sé musicisti la cui ricerca artistica è strettamente legata al profondo interesse per i valori di libertà, uguaglianza e fratellanza spirituale attraverso ricerche musicali che si situano nel crocevia culturale tra Occidente e Oriente. Nel marzo 2016 “Canti e Ritmi d’Oriente” (il linguaggio iniziatico della musica di Gurdjieff) riceve il Patrocinio del Consolato della Repubblica d’Armenia e nel settembre dello stesso anno, L’Ensemble de la Paix si esibisce alla Casa Armena di Milano in occasione del 25° Anniversario della Repubblica. Nel giugno 2015, a 100 anni dal Genocidio Armeno (Metz Yeghern, il Grande Male) in occasione del concerto per la ricorrenza,  L'ensamble da la Paix introduce nel programma una selezione di brani di Komitas Vardapet, che diventeranno successivamente parte integrante dell’attuale programma.

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